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Quando L’Espresso e Panorama “sbattevano” il nudo in copertina.

26 settembre 2008

di Nicoletta Salata

Forse per chi le aveva dimenticate, forse per chi non le ha mai viste, certamente per la passione che lo lega profondamente all’argomento, Roberto Baldazzini ha raccolto in un libro una serie di copertine “sexy” del passato.

È uscito infatti in questi giorni in libreria “Sexyrama – L’immagine della donna nelle copertine dei periodici dal 1960 al 1979″ (pagg. 264, euro 35. Coniglio Editore).

Roberto Baldazzini (Vignola  – 1958) è un famoso disegnatore di fumetti erotici (Beba, Sweet Susy, Trans/Est, Casa Howard ecc..), ma è anche illustratore di libri e autore di  alcune campagne pubblicitarie (Axe, Salvarani, Tim e altro).

L’Editore presenta così il volume:

“L’immagine della donna come simbolo del potere, come strumento di piacere, come oggetto del desiderio, come feticcio erotico. Immagini vissute come ossessione onirica, se non addirittura come estasi dei sensi. Da autentico cultore della figura femminile, l’Autore s’è trasformato in un meticoloso distillatore di emozioni, in un infaticabile indagatore di corpi e profumi, e adesso ci regala il privilegio di accedere alla sua segretissima collezione privata, di seguirlo in un affascinate viaggio nell’evoluzione della figura femminile, così come lo testimoniano le pagine della stampa periodica italiana lungo due decadi centrali e irripetibili, perché attraversate da cambiamenti radicali nella società e nel costume del nostro Paese: gli anni Sessanta e i Settanta. E così, sfogliando le copertine di riviste, settimanali e mensili, Roberto Baldazzini ha selezionato gli sguardi e i corpi che sono stati i suoi personali feticci nel ventennio che va dal 1960 al 1979, arrivando a cogliere due punti estremi: da un lato la seduttività sorridente, rassicurante delle irraggiungibili dive filo-hollywoodiane degli “ingenui” anni Sessanta, dall’altro la dimensione casalinga di quell’immaginario porno-erotico oramai alla portata di tutti, presenti in ogni casa, che irruppe nelle nostre vite sul finire degli anni Settanta e che il messaggio televisivo non ha mai cessato di alimentare”.

Eppure, vent’anni dopo,  anche se nel succo il “panorama” non è cambiato semmai si è solo allargato e trasferito a mezzo “espresso” anche in una dimensione più televisiva e nella rete, il nostro Presidente del Consiglio dopo averla personalmente scelta, ha ritenuto offensiva per i telespettatori la casta nudità di un …tale Tiepolo.

In men che non si dica ha fatto indossare un posticcio “copriseno”  a colei che, innocente, anche in questo suo apparire intendeva esprimere il concetto di “svelare” la verità. Che infatti così da scoperta, è diventata oscurata.

Insomma, colto da improvviso quanto inspiegabile raptus puritano-moralista, l’ha censurata. A dimostrare che, volendo, ci vorrebbe forse davvero poco a “castigare” il diffuso e diseducativo malcostume che regna ovunque indisturbato e di cui spesso proprio la televisione è tra i principali divulgatori.

Nell’attesa tanto vale farsi un tour nel sito del Baldazzini e dare una sbirciata (in questo caso da occasionali voyeur) ai vari soggetti (i disegni sono molto belli, gli argomenti prevedibili) senza tralasciare il tema “Casa Howhard” di cui mi sfugge il legame con l’omonimo splendido film di J.Ivory del ’92 (3 premi Oscar e premio speciale a Cannes), in cui gli immancabili Anthony Hopkins e Emma Thompson sono invischiati in una intricata vicenda inserita in un implacabile quadro della società inglese di inizio ‘900.

E non ditemi che, tra beghe ed  inciuci, sempre di “intrighi” si tratta!

www.baldazzini.it

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