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San Giuliano di Puglia: ribaltata la sentenza di primo grado. “Giustizia è fatta” ma si continua a vivere nei prefabbricati

2 marzo 2009

di Sergio Fornasini per dituttounblog.com

Il 1 ottobre 2002 una violenta scossa sismica si abbatteva sul Molise, epicentro a San Giuliano di Puglia. La traballante scuola “Francesco Jovine”, finita di ristrutturare da appena un mese e mezzo, crollava causando la morte di 27 bambini ed una maestra. Nell’emozione ed il dolore che seguiva al tragico evento, il 4 novembre 2002 l’allora (ed attuale) Presidente del Consiglio dichiarava: «Ricostruiremo San Giuliano di Puglia con gli architetti di Milano 2: parchi, case moderne e verde pubblico entro due anni». Insomma villette immerse nel verde, piste ciclabili, centri commerciali, benessere e svaghi per tutti.

Di anni ne sono trascorsi più di sei e c’è ancora gente che vive nei prefabbricati del post terremoto. Da allora si sono susseguite ben cinque visite del capo del Governo nella cittadina molisana, l’ultima il 18 settembre 2008 in visita alla ricostruita scuola. Avrà notato che di San Giuliano 2 nemmeno l’ombra?

La giustizia ha fatto il suo corso, ed ha chiamato a rispondere del crollo della scuola “Jovine” sei imputati: il titolare della ditta che costruì l’edificio nel 1958, l’allora sindaco della cittadina, il dipendente comunale responsabile, il progettista e due imprenditori edili che hanno eseguito le opere di ristrutturazione. Nel 2007, in primo grado, erano stati tutti assolti “perchéil fatto non sussiste”, con grande disappunto da parte dei familiari delle vittime. Lo scorso 25 febbraio la Corte d’Appello di Campobasso ha ribaltato la sentenza, assolvendo solo l’imprenditore che aveva edificato la scuola negli anni ’50. Condanne complessive per 25 anni e nove mesi agli altri imputati, riconosciuti colpevoli di concorso in omicidio colposo, con pene che variano da 2 anni e 11 mesi ai 6 anni e 10 mesi. Le pene più pesanti inflitte al progettista ed al tecnico comunale responsabile, per tutti l’interdizione ai pubblici uffici. “Giustizia è fatta”, hanno dichiarato i familiari delle vittime. I condannati hanno preannunciato ricorso in cassazione.

L’associazione «San Giuliano di Puglia Cittadinanzattiva>», costituitasi parte civile nel processo,  è stata riconosciuta parte lesa con diritto al risarcimento del danno (primonumero.it). Sempre secondo la stessa fonte, «Non è stato riconosciuto alcun risarcimento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministeri dell’istruzione, anch’essi parti civili. Anzi la Corte d’appello ha anche disposto la trasmissione degli atti al Tribunale dei Ministri al fine di valutare eventuali responsabilità dello Stato Italiano per ritardo nei soccorsi».

La giustizia sta facendo il suo corso, la ricostruzione procede decisamente a rilento. Sottilineavo prima come a distanza di ben più dei due anni inizialmente promessi per la ricostruzione esistano ancora famiglie che vivono nei prefabbricati. Fortunatamente non sono stati dimenticati del tutto, per fornirli di tutti i comforts possibili nello scorso giugno è stato stanziato un milione di Euro per dotarli di collegamento Internet a banda larga. Baraccati si, ma digitalizzati!

E non si tratta dell’unico “investimento” bizzarro con i fondi stanziati, vedi l’articolo tratto da Repubblica che propongo.

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