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Talvolta la contestazione fa bene alla democrazia. Purché non si abbiano i paraocchi

5 settembre 2010

Su quasi tutti i giornali di oggi leggo indignazione e condanna per i fischi a Schifani, ospite alla festa del PD. A condividere le ragioni dei contestatori sembrerebbero esserci il solito Di Pietro, il c.d. Popolo Viola (che comunque non può essere visto come una entità unica, ho un post in preparazione sull’argomento) ed in particolare Beppe Grillo con il popolo grillino.

Posto che in democrazia è lecito parlare in pubblico, come avrebbe voluto fare Schifani, è altresì previsto che qualcuno possa non essere in accordo con l’oratore. Sarebbe però il caso di permettere che potesse almeno esprimersi, qualsiasi colpa o dichiarazione gli si voglia rinfacciare. Anzi potrebbe essere davvero preferibile farlo parlare liberamente prima per meglio confutarlo poi, o no? Sempre che si sia in grado di poter replicare con parole anziché con urla scomposte, ovviamente.

Devo dire che in fondo la contestazione alla festa del PD ha disturbato anche me, per altre ragioni rispetto a ciò che vedo riportato dalla stampa quotidiana. Personalmente mi sento profondamente indignato dal fatto che quelle stesse persone che vanno a contastare gli Schifani non abbiano la coerenza di farlo anche a diversi esponenti del PD e di altre parrocchie che in questi giorni si sono alternati sullo stesso palco. Sono indignato perché a loro non sono state contestate colpevolezze politiche, l’agire incerto ed incolore, il vivacchiare tra una poltrona in parlamento e un’auto blu che li riporta a casa per giorni, mesi ed anni nei quali hanno continuato senza coraggio ed innovazione a fare i professionisti della Casta. Questi signori dirigenti che non hanno fatto nulla quando avevano la possibilità di agire, hanno animato uno zombie che chiamavano governo senza concludere niente di buono, hanno riconsegnato il Paese a coloro che dicevano di voler contrastare e rendendoli ancora più credibili agli occhi dell’elettorato.

Ecco, io avrei fatto un gran casino nel momento che sul palco si fossero presentati D’Alema, Fassino, Veltroni, Violante e compagnia bella, magari accompagnando i fischi con un bello striscione con su scritto: andatevene a casa ché ci avete stufato. E qualche pernacchia l’avrei fatta volentieri anche a Bersani.

Cari contestatori incazzati, fateci la cortesia di non essere a senso unico: se proprio non potete adottare altre forme di protesta, per favore tirate i pesci in faccia a tutti quelli che se li meritano, grazie. Se andate alla festa del PD e magari avete anche votato per loro alle ultime elezioni, non vi sentite più traditi dall’establishment del partito che non c’è piuttosto che da un politico siciliano con un passato di frequentazioni in odore di mafia?

(Sergio Fornasini per dituttounblog.com)

  1. 5 commenti presenti

  2. «…un politico siciliano con un passato di frequentazioni in odore di mafia». Trovatemi un avvocato siciliano che non abbia avuto clienti mafiosi o che, a distanza di tempo dall’assistenza legale fiduciaria, non si siano rivelati tali. Applicando l’etica puritana ad ogni persona e a ogni fatto, non si salva nessuno. In Sicilia, poi…

    Scritto da Fabrizio Spinella il 5 set 2010

  3. Lo Spinella (commento sopra il mio) deve avere una strana concezione della Sicilia, se crede che tutti i siciliani siano in qualche modo coinvolti con la mafia! L’ignoranza è una brutta bestia, nevvero, spinelletto?

    Per quanto riguarda le proteste alla Festa Democratica, io invece sono totalmente dalla parte dei contestatori. Gli iscritti al PD ne hanno già subite tante per doversi pure sorbire i discorsi di un mafioso. Che c’entra invitare Schifani a parlare con gli obiettivi della lotta di classe? Infatti: non più di lotta di classe si tratta per i dirigenti el PD, bensì di comprarsi uno yacht alla stregua del Grande Nano. Logico che la base si incazzi… Secondo me, Sinistra e Libertà si beccherà quasi più voti di questi buffoni del Partito Democratico…

    Scritto da roberto giannilli il 6 set 2010

  4. Quando allo squadrismo si danno giustificazioni e altri nomi.

    Scritto da asdrubale il 6 set 2010

  5. Guardi, Giannilli, che più dell’ignoranza fa male l’incapacità di intendere i paradossi. Fa male a Lei, ovviamente, l’incapacità di non cogliere il senso di una brevissima battuta contro la generalizzazione di cui sono vittime i siciliani. La Sicilia è un paradiso abitato da diavoli, ma anche da permalosi. Chiaro, giannilletto?

    Scritto da Fabrizio Spinella il 6 set 2010

  6. Immagino che quegli avvocati siciliani che hanno avuto clienti mafiosi (anche a loro insaputa) non andranno a fare il Presidente del Senato.

    Scritto da Daniele il 23 ott 2010

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