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Bonilli racconta: “Licenziato, ma resto un uomo libero”. E sullo sfondo aleggiano i troppi debiti del Gambero Rosso

15 settembre 2008

di Mauro Remondino per Il Corriere della Sera

«Bonilli ha perso», così come alla roulette, la sentenza ha fatto il giro del mondo della gastronomia, di tutti quelli che seguono il Gambero rosso, mensile, un impero editoriale che comprende anche il canale RaiSat Gambero-Channel, le Città del gusto, Roma e Napoli, e le Guide. Ma anche debiti. Quelli per i quali, alla fine, il giornalista Stefano Bonilli, romano, 54 anni, fondatore, dall’86, quando il Gambero era un inserto del manifesto, ha dovuto gettare la spugna. «Malamente», come racconta lui.

«Sono arrivati in redazione il nuovo gestore del gruppo Gr Holding, Paolo Cuccia, e Luigi Salerno, uno che avevo fatto entrare io in società, con la raccomandata con la quale mi licenziavano in tronco. Ho dovuto sbaraccare l’ufficio in un amen. Per loro ho creato danno alla società, per me hanno soltanto avuto mancanza di stile». Tre giorni fa, venerdì mattina.

Ma a mezzogiorno Bonilli, grande appassionato di Internet, scrive sul suo blog Paperogiallo: «Sono stato licenziato dal Gambero rosso. Non avevo più nessuna azione della società e adesso ne vengo anche espulso per giusta causa. Così va il mondo». La chiusa è la solita faccina con il sorriso, fa pensare a chi spalanca le braccia in un gesto rinunciatario. «Ma non per me, sono libero, e per ora ancora sbalordito dal silenzio assordante che ha circondato in queste ore, la mia vicenda».

Pochi lo hanno chiamato. Soltanto qualche cuoco: Pierangelini, Uliassi, Bottura, Vissani, Beck, Colonna. «Anche un Nicola Cavallaro di Milano… », dice, accorato. «Mi hanno subito oscurato il blog, ma è mio, regolarmente depositato. Lo avevo spostato su un altro server, ieri ho avuto 20 mila visitatori».

Ieri, domenica, altri pensieri dell’ex direttore, con tanto di titolo: «Il lato umano delle storie». Sedici righe nel blog per dire: «Ho osservato, in questi ultimi, difficili mesi, in azienda, i comportamenti delle persone e ho scoperto la fragilità e debolezza umana, i piccoli opportunismi, il cambiamento di atteggiamenti…, che mi rimandavano, come in uno specchio, le difficoltà nelle quali mi trovavo. Una esperienza choccante, ma utile…».

Una storia online, anche. «Sono accusato di aver creato danni alla società, anche con il mio blog». Una storia lunga 22 anni, con gli alti e bassi, i debiti di una stagione partita in sordina e poi cresciuta con lo sviluppo del mondo dell’enogastronomia. «Con il manager Alfredo Cazzola e Interbanca. Avevo il 62 per cento del pacchetto azionario e una linea di credito a lungo termine di 10 milioni di euro per lanciare le Città del Gusto». Qualcosa non gira per il verso giusto. «Errato parlare di un buco di 20 milioni di euro. Arriva la nuova società, negli ultimi due anni, bisogna ricapitalizzare. Sono presidente, la mia quota supera di poco il 30 per cento, e nessun potere. Se buco c’è, è inferiore a 5 milioni di euro».

Il mensile vende circa 40 mila copie, è fatto con 10 giornalisti e i collaboratori. Gambero rosso ha 120 dipendenti. La Guida dei vini è il fiore all’occhiello: 150 mila copie, in collaborazione con Slow Food. Parte il progetto Città del Gusto, a Napoli, in partnership con la Regione Campania. La strada per Bonilli è tutta in salita. «A maggio non sono più direttore editoriale di Gambero Channel, tutto perché dichiaro di non essere d’accordo con la linea di RaiSat. Dopo nove anni di successi. Bonilli: «A giugno mi chiedono di dimettermi. Mi propongono di essere fondatore e collaboratore. Non ci penso affatto. Offro l’acquisto delle mie azioni, in contratto di Put, ma la società le disconosce». I rapporti sono ormai logori. «Da venerdì ho perso potere. Proprio io che con Carlin Petrini e pochi altri, abbiamo cambiato il mondo della gastronomia. Lascio un marchio formidabile, ma non farò l’Antigamberorosso». Il suo posto è stato assegnato a Daniele Cernilli, già condirettore del mensile. Sull’ultima copertina lo chef catalano Ferran Adrià. All’interno il direttore licenziato firma una chiacchierata con il cuoco che ha cambiato l’idea di cucina. Titolo: «La rivoluzione continua». «Anche per me da domani inizia un’altra vita, nuove avventure, il passato è passato», conclude Bonilli.

Leggi il parere del critico enogastronomico Tommaso Farina.

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