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Addio Presidente

19 agosto 2010

Francesco Cossiga: nel bene o nel male gli va riconosciuto di essere sempre stato un protagonista. Se la sua vita fosse un film, non sarebbe mai stato un comprimario, una comparsa relegata al ruolo di ripetitore del pensiero del suo regista e padrone. Lontano anni luce dalla politica quale viene oggi interpretata dalle nuove star del circondario.

Il destino è beffardo, ha voluto che Cossiga venisse a mancare proprio in un momento di grande confusione e disgregazione nella vita sociale e politica del nostro Paese. Questi sono tempi nei quali raffinati costituzionalisti con un passato da odontotecnico interpretano la Carta in maniera singolare e bizzarra. In questi giorni assistiamo ad un attacco senza precedenti ai fondamenti della Costituzione, la cui pericolosità è rafforzata dal ruolo istituzionale degli autori delle “interpretazioni”. È davvero grave e scandaloso che ministri e capigruppo alimentino una delirante discussione tesa a dimotrare che di Cotituzioni ne esistano due in realtà: una “materiale” e l’altra “formale”. Cosa c’è di tanto sconvolgente nel sole di ferragosto che picchia sulle zucche?

Una risposta a queste farneticazioni arriva dal testamento politico di Cossiga, inviato sotto forma di lettere alle quattro maggiori cariche dello Stato. Nella sua vita l’ex presidente ne ha viste di tutti i generi, è stato un personaggio controverso ed anche odioso per alcuni. Uno di questi è Nando Dalla Chiesa, che sulle pagine de il Fatto Quotidiano ha scritto uno spietato necrologio. Negli ultimi anni della sua presenza al Quirinale si è lasciato alle spalle una nutrita serie di sfoghi personali, rivolti in larga parte verso i suoi ex compagni di partito. Ma non è mai arrivato a sminuire in maniera così becera, ignorante ed arrogante la Costituzione. Fra le altre cose, nella lettera recapitata al presidente della Camera leggo: “Professo la mia fede repubblicana e democratica, da liberaldemocratico, cristianodemocratico, autonomista-riformista per uno Stato costituzionale e di diritto.”

Mi domando se tutti coloro che gareggiano in queste ore per lodarlo abbiano davvero letto le missive del loro “amico”, come lo hanno definito. Un amico duramente criticato in passato, fino ad accusarlo di essere di parte quando per senso di responsabilità votò la fiducia al governo Prodi nel 2006.

Gianfranco Fini allora accusò i senatori a vita di rappresentare solo una parte della realtà nazionale, quella di campo opposto al suo, dando implicitamente per scontato che in precedenza avevano mostrato simpatia per l’altra parte. Silvio Berlusconi parlò di “voto immorale” beccandosi una risposta diretta e farcita di ironia, proprio come è stato Francesco Cossiga in vita: «Si fosse trattato di una accusa per qualche mio normale ma irregolare rapporto con qualche bella ragazza venezuelana o napoletana da te presentatami, passi! Ma la politica e il servizio dello Stato sono stati per me e per la mia famiglia cosa troppo seria, perché io possa accettare accuse di immoralità da un, anche se simpatico ed abile, Paperon dei Paperoni prestato alla politica, e non senza utile personale!».

Nella sua vita politica Cossiga ha attraversato situazioni difficili che hanno inciso profondamente sulla società e nello Stato. Da Presidente della Repubblica ha convissuto con una eredità morale particolarmente complicata: è succeduto a Sandro Pertini, in assoluto il Presidente più amato dagli italiani. Ha sempre affrontato i suoi doveri con impegno e durezza, non per niente era sardo.

È stato molto amato ma anche parecchio odiato, ora lasciamolo riposare in pace.

(Sergio Fornasini per dituttounblog.com)

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