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Questa volta non andrò a votare al referendum

19 giugno 2009

maiale

di Sergio Fornasini per dituttounblog.com

No, questa volta non ci sto. Ho iniziato a partecipare ai referendum nel 1974, anno della storica battaglia sul divorzio, seppure non potessi ancora votare per motivi anagrafici. Ho contribuito con volantinaggio a favore del divorzio: davanti alle chiese, la domenica mattina al momento del massimo afflusso, quello della messa. Non vi dico le urla che si sono sentite da parte dei parroci.

L’anno successivo mi è stato recapitato il primo certificato elettorale e da quel momento mi sono sempre, e ribadisco sempre, recato ad esprimere il mio parere sui quesiti referendari, ritenendolo strumento di democrazia. Ho deciso che è giunto il momento di fare una pausa.

Gli attuali quesiti, se avranno successo, trasformeranno una legge elettorale porcata in una vera maialata. Nel caso altamente improbabile del raggiungimento del quorum, se vincessero i “SI”  non verrebbe attuato nessun correttivo alla principale iniquità della attuale legge: l’impossibilità per gli elettori di poter esprimere la preferenza ai candidati. In compenso, al singolo partito di maggioranza relativa verrebbe magicamente assegnato un premio, così da permettere alla lista (non più alla coalizione) che ottiene almeno un voto in più di tutti gli altri di governare con ampio margine.

Indipendentemente dal fatto che è ben noto quale sia l’attuale partito di maggioranza relativa, la possibilità che in futuro la situazione possa cambiare non implica affatto un miglioramento. I partiti stanno allegramente sguazzando nella porcata: il dissenso interno e la dialettica sono azzerati, pena la non candidatura dei non allineati. Per bene che vada, il dissidente può ottenere un posto solo in posizioni in fondo alle liste, come dire tanto per fare numero e con la certezza matematica di non avere alcuna possibilità di venire eletto. La forza dei candidati, nell’ormai lontano ricordo del sistema proporzionale, era il peso delle preferenze ottenute alle elezioni. Oggi invece vale di più il personaggio mediocre, ma fedelissimo nel leccaculismo ai vertici, anziché il preferito dalla base.

Ed allora mi domando: perché contribuire a questo scempio? L’unico quesito degno potrebbe essere quello della scheda verde, che vorrebbe abolire la possibilità per un singolo di candidarsi in più circoscrizioni. Non cambierebbe nulla, a dettare legge sarebbero sempre e comunque i personaggi che hanno in mano il vero potere, all’interno dei partiti.

A parte i risultati di questi referendum, va fatto notare come persone ed organizzazioni che si sono prodigate nel raccogliere firme a favore degli stessi abbiano cambiato idea strada facendo. Non per fare nomi, ma solo un cognome: Di Pietro ha mobilitato l’Italia dei Valori per la raccolta delle firme, poi ha forse letto meglio i quesiti e c’ha ripensato. Oggi indica di votare “NO” ai referendum, quegli stessi che anche lui in prima persona ha voluto. Bella coerenza, complimenti.

  1. 2 commenti presenti

  2. Visto l’esito, sei maggioranza.

    Scritto da Giovanni il 22 giu 2009

  3. @ Giovanni, non ci sono abituato ad essere maggioranza, mi sento a disagio ! :D

    Scritto da Sergio Fornasini il 23 giu 2009

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