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Gian Antonio Stella “taglia” la frase sui forti e bravi calabresi nel libro “Cuore” di Edmondo De Amicis, per compatirli

17 gennaio 2010

segnalato da Fabrizio Spinella

Da La Riviera, settimanale calabrese free press (anche on line), del 17 gennaio, articolo del docente di letteratura italiana Pasquino Crupi, vecchio esponente della sinistra storica della regione:

«[…] Qualche giorno fa, precisamente il 16 Gennaio, Gian Antonio Stella pubblica sul Corriere della Sera un articolo con il titolo “Riscoprire i maestri del buon italiano”. Che fa Gian Antonio Stella? Recupera dalla sua memoria un lacerto del libro “Cuore” dove il De Amicis così dice di un ragazzo calabrese e così moncamente trascrive Gian Antonio Stella: “Il direttore, dopo aver parlato nell’orecchio al maestro, se ne uscì lasciandogli accanto il ragazzo, che guardava noi con quegli occhioni neri, come spaurito. Allora il maestro gli prese una mano e disse alla classe: – Voi dovete essere contenti. Oggi entra nella scuola un piccolo italiano nato a Reggio di Calabria a più di cinquecento chilometri di qua. Vogliate bene al vostro fratello venuto di lontano”. Il De Amicis prosegue in questo modo: “Egli è nato in una terra gloriosa che diede all’Italia degli uomini illustri, e le da dei forti lavoratori a dei bravi soldati; in una delle più belle terre della nostra patria, dove sono grandi foreste e grandi montagne abitate da un popolo pieno di impegno e di coraggio.”

Ovviamente, questa frase è tagliata da Gian Antonio Stella, che di tutta evidenza ci considera una terra barbara. Ma lo scasso logico non sta in questo. Sta nel fatto che Gian Antonio Stella s’avvale del brano deamicisiano per dire che i maestri sono utili. Quando vero è che con quella paginetta il De Amicis dà inizio all’idea del povero calabrese minorenne che va assistito. Questo noi l’abbiamo capito, Gian Antonio Stella, che è un fesso calcolato, no.»

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