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Al Tappone e Il Travaglio dell’Onanismo

26 febbraio 2010

da www.mentecritica.net

C’è qualcosa che proprio non va nel giornalismo di Travaglio. A dire il vero avevo già criticato alcuni aspetti del giornalismo di inchiesta pugnettistica in questo pezzo, anche se quella volta la mia attenzione ricadde maggiormente su un libro che all’epoca era sulla bocca di tutti: “La Casta”, di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella. Sarebbe per me gioco facile sottolineare quanto avevo ragione nel criticare quel tipo di libri e gli italiani che li leggono, ecco perché lo farò: quel libro è uscito, tutti ne hanno parlato (politici inclusi), tutti si sono indignati ma da allora è cambiato ben poco, per non dire quasi niente, ci siamo, appunto, fatti un po’ di pugnette all’italiana maniera. L’Italia purtroppo va così, qualcuno suo tempo pensò anche di rispondermi specificando il motivo per cui gli italiani reagiscono in questo modo, ed aveva ragione, c’è disincanto in Italia ed è ovvio che sia così.

Ma torniamo a Travaglio. Non sono qui per criticare i suoi libri che in qualche modo rientrano nel filone d’inchiesta pugnettistica (leggasi a tal proposito l’ultimo: “Papi, uno scandalo politico”, che non parla di Ratzinger ma di Berlusconi), tantomeno intendo entrare nella polemica tra Travaglio ed i due scrittori che mettono parole in fila per Il Giornale e Libero a cui tra l’altro va tutto il mio più sincero biasimo. Francamente di queste polemiche me ne infischio anche perché andare in televisione non è un obbligo ed io ritengo che la vera informazione ormai sia ben lontana da qualsiasi salotto televisivo e forse, purtroppo, anche da quasi tutti i giornali.

Il motivo è semplice, quando tutti i giornali e trasmissioni televisive, indipendentemente dalla provenienza politica, dibattono delle stesse notizie e degli stessi temi allora vuol dire che c’è qualcuno che decide per noi quali sono le notizie da dare e quali invece sono le notizie da nascondere. Vedete, a mio parere libertà di informazione non è poter leggere tante opinioni contrarie in merito alla notizia A, ma avere tante notizie e poter scegliere autonomamente quale notizia per me valga A e quale invece sia da classificare come B. Tra l’altro il giornalista la notizia dovrebbe scovarla, non farsela fornire da un addetto stampa. Questa è la mancanza di libera informazione che mi preoccupa davvero, non la possibilità di sentir dire da Travaglio che B è corrotto e sentirmi rispondere da Belpietro che invece non è vero.

Sono tante le cose che non vanno nel giornalismo italiano e sarebbe ora di analizzarle con maggiore accuratezza, ma rischio di divagare perché questo pezzo è nato per criticare lo stile Travaglio, quindi torno sul tema. Leggere un pezzo di Travaglio può essere divertente e strappare anche qualche risata. Questo grazie al fatto che Travaglio riduce tutte le persone di cui scrive e le loro azioni a semplici macchiette comiche, anche attraverso l’(ab)uso di nomignoli più o meno divertenti, così Berlusconi diventa: “Al Tappone”, “Testa D’Asfalto”, “Psiconano”, “Bellachioma”, “Sua Emittenza”; Angelino Alfano diventa: “Angelino Jolie” o “Little Angel”; Minzolini diventa Min-zo-lin; Capezzone si trasforma in “Big Nipple”; Mara Carfagna diventa la “flautista”, Vespa è “l’insetto” e Floris diventa: il “vespino”; divertente ed efficace anche il nome affibbiato al Corriere della Sera che diventa “Il Pompiere della Sera”. Tutto molto simpatico ma stiamo parlando di satira o di giornalismo?

Potremmo analizzare la scrittura di Travaglio da diverse angolature e porci di conseguenza alcune domande. La prima: è deontologicamente corretto ridurre a macchietta l’avversario politico svilendone in questo modo le opinioni? Anch’io fatico a catalogare sotto la voce “opinioni” molte delle cose dette da suddetti personaggi, ma la domanda rimane. La seconda: non è che ridicolizzando (non criticando) l’avversario si porta acqua al mulino di coloro che parlano di odio ed intolleranza nei confronti delle altrui opinioni? La terza: ridurre certi personaggi a macchietta non significa in fondo sminuirne la possibile pericolosità? Se Berlusconi non è più un miliardario nonché Presidente del Consiglio, ma un “Al Tappone” quasi cartoonesco allora non è più un vero pericolo ma una sorta di caricatura di cui gli italiani possono legittimamente farsi gioco, senza dare alle sue azioni ed al suo operato il minimo peso.

Mi chiedo: a Berlusconi non andrebbero contrapposti programmi, idee alternative, visioni diverse di società invece che critiche sui suoi capelli e la sua altezza? Se le critiche al suo governo sono mischiate a critiche del tutto avulse dal contesto le critiche acquistano forza oppure la perdono? La quarta ed ultima: l’imitazione. Sul web molti ormai imitano lo stile Travaglio per cui la rete italiana è un pullulare di articoli carichi di odio in cui gli avversari sono ridotti a personaggi da cabaret su cui riversare acrimonia e biasimo. Chi vota a sinistra è “comunista”, “sinistro”, “seguace del mortadella”, chi vota a destra è un “destro”, “seguace del nano”, “amante delle libertà provvisorie”.

Questo sono gli italiani? Ultrà privi di spirito critico che adorano, a seconda dei casi, il loro eroe di turno? Spero di no, non solo questo almeno perché così, con questa contrapposizione sterile, non andremo da nessuna parte. Il cittadino non cresce, la critica politica è svilita, il qualunquismo impera.

Tornando all’articolo sulla casta, che ho citato all’inizio del pezzo, anch’io ho affibbiato un nomignolo a Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, li ho definiti “Riz&Gian”. Pessimo errore che da allora ho cercato di non ripetere più. Ciò che desidero fare è discutere nel merito, criticare ma anche proporre la mia visione alternativa di società. Non pretendo che la mia opinione abbia valore nell’agone politico ma se questo sito è nato per contribuire a ricreare uno spazio libero ad uso e consumo di “menti critiche” allora ritengo sia mio dovere lasciare da parte la politica del “singolar tenzone” e cominciare a chiamare le persone con i loro nomi, limitandomi a criticarne l’azione politica e morale.

Invito tutti gli altri redattori/scrittori/commentatori di Mentecritica a fare lo stesso. A ridicolizzare la politica sia la satira, non il giornalismo.

(autore: doxaliber – fonte: www.mentecritica.net)

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