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Agcom: Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Garanzie per chi?

12 marzo 2010

santoro-nel-mirino

Leggo dal sito agcom.it che trattasi di autorità indipendente. “Indipendenza e autonomia sono elementi costitutivi che ne caratterizzano l’attività e le deliberazioni“. In particolare gli utenti sono tutelati da questo Ente per ciò che concerne “la tutela del pluralismo sociale, politico ed economico nel settore della radiotelevisione“. Scendendo ancora più in dettaglio nelle garanzie per gli utenti si apprende che: “Lo sviluppo del sistema delle comunicazioni non può avvenire a danno dei cittadini, che, per primi, devono poter beneficiare delle accresciute possibilità offerte dalla concorrenza. L’Agcom vigila affinché i diritti degli utenti siano pienamente garantiti“.

Tante belle parole e sani proponimenti, poi ti arriva un Fatto Quotidiano e scopre gli altarini. Non c’è che dire, se anche una piccola parte di quanto pubblicato oggi dal quotidiano diretto da Antonio Padellaro corrisponde a verità, si tratta di un bel colpaccio messo a segno dalla redazione. Secondo me il più significativo dalla sua fondazione. Non per niente ne stanno parlando tutti i media, naturalmente con toni diversi in funzione dello schieramento di appartenenza, e come ti puoi sbagliare. Mai una volta che un fatto possa venire giudicato oggettivamente per quello che è, deve sempre essere interpretato in funzione di qualcuno. Tanto per citare una fonte, il Giornale la chiama “giustizia ad orologeria” con una formula stancamente ripetitiva.

Si tratta di un lato oscuro della Agcom che poteva essere solo un sospetto malizioso, fino a ieri. Le indiscrezioni pubblicate da il Fatto delineano uno scenario estremamente grave, un Ente di garanzia che si presta ai voleri del potente di turno.

Che Santoro fosse nel mirino lo avevo scritto da tempo, non servono capacità particolari per intuirlo. Invece una persona di buona fede, diciamo pure un illuso come me, non poteva arrivare nemmeno lontanamente a sospettare che fosse possibile pilotare l’organo pubblico di controllo, teoricamente indipendente, al fine di porre limiti all’informazione. Un po’ come pensare che Babbo Natale possa arrivare a rubare i giocattoli ai bambini, invece che recapitarne di nuovi.

Quale termine si potrebbe adattare a questa situazione, se dimostrata in sede giudiziaria? “Regime” potrebbe andare bene? E quante altre azioni sono state intraprese per porre fine a qualsivolgia critica a mezzo trasmissione televisiva, e delle quali non verremo mai a conoscenza?


Oggi il TAR del Lazio ha sospeso il divieto che oscura i talk show, ma solo per Sky e La7. Per la tv pubblica si è già pronunciato uno dei membri della commissione di Vigilanza, quel Marco Beltrandi già noto per essere stato il relatore radicale del regolamento per la par condicio che ha determinato la sospensione di Porta a porta, Ballarò ed Annozero. Di conseguenza non ci sono speranze che la Rai torni sui suoi passi e ripristini le trasmissioni, almeno prima della scadenza elettorale.

I numerosi teleutenti che seguivano questo genere di trasmissioni potranno avere solo un contentino via internet: il 25 marzo potranno seguire Michele Santoro in streaming da Bologna. Non certo un evento che toglierà il sonno a qualche potente, cosa sono qualche migliaio di internauti di fronte ai milioni di telespettatori lasciati al buio? Considerazione valida almeno fino a quando la rete non diverrà un vero canale di comunicazione di massa, dopo di che interverrà una Agcom o simile a regolarla.

di Sergio Fornasini per dituttounblog.com

  1. 3 commenti presenti

  2. La moltiplicazione delle regole e dei divieti ha reso la democrazia italiana asfittica; a noi, direbbe Petrolini, ci ha fregato il “politicamente corretto”…

    Scritto da Fabrizio Spinella il 12 mar 2010

  3. …il nemico ci ascolta!

    Scritto da Tacete... il 13 mar 2010

  4. > cosa sono qualche migliaio di internauti di >fronte ai milioni di telespettatori lasciati >al buio?

    Dipende: pensiamo alla web TV p2p based, legale e del tutto open. Si possono raggiungere milioni di spettatori, solo ad avere i contenuti.

    Un esempio: http://www.streamnet.it

    Ci sono anche le istruzioni per rendere i canali di una web TV semplici tasti del telecomando TV di casa.

    >dopo di che interverrà una Agcom o simile a regolarla.
    Vero, e già c’è il decreto Romani. Ma tutto si aggira, legalmente.

    Scritto da sameth il 15 mar 2010

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